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Rapunzel - L'intreccio della torre


Informazioni

Uscita: 0010
Nazionalità: USA
Genere: Animazione
Durata: 105'
Audio: Stereo

Per tutti Per tutti

Regia: Byron Howard Nathan Greno
Cast: Zachary Levi Mandy Moore Richard Kiel Jeffrey Tambor M.C. Gainey

Approfondimenti

informazioni

RAPUNZEL - L’INTRECCIO DELLA TORRE

Raperonzolo, o meglio Rapunzel, non doveva nascere, troppo male stava la madre (Regina) durante le doglie. Fortunatamente però i soldati sguinzagliati dal padre (il Re) in tutto il regno avevano trovato il fiore dai poteri taumaturgici sbocciato da una goccia di sole caduta sulla Terra, e l’infuso con esso realizzato la curò. Nacque così una bambina dalla folta chioma che ereditò i poteri della pianta che l’aveva aiutata a nascere. Quello che i regnanti non sapevano era che il fiore era stato fino a quel momento usato da una donna malvagia, la quale da centinaia d’anni se ne serviva per tornare giovane ad ogni segno d’invecchiamento. Proprio lei, non rassegnata ad invecchiare senza il potere del fiore, rapisce Rapunzel e la chiude in un torre nascosta nel bosco, luogo conosciuto solo a lei, in cui poter evocare indisturbata e ad ogni esigenza, il potere ringiovanente dei capelli della bimba. Il giorno del suo diciottesimo compleanno però Rapunzel deciderà che è ora di smettere di seguire i consigli di quella che crede essere sua madre e di lasciare la torre per andare a vedere il mondo, in compagnia di un ladruncolo casualmente capitato nella sua gabbia dorata.

Tutto il cuore di Rapunzel - L’intreccio della torre (brutto adattamento del molto evocativo titolo originale Tangled ovvero "intrecciata") potrebbe stare simbolicamente in una delle prime scene in cui vediamo la matrigna della protagonista presentarsi nella torre. Vestita di colori scuri si specchia rimarcando alla figliastra come la sua vicinanza la tenga sempre bella (ma l’abbiamo già vista essere in realtà vecchia e brutta), mentre nel cesto che ha portato tiene delle mele. Il riferimento è chiaro, siamo nell’universo classico delle favole eppure le cose non sono come le ricordavamo.
Lontano dalla storia originale dei fratelli Grimm e molto vicino alla tradizione favolistica moderna inaugurata da Disney stesso (che di adattamenti differenti dagli originali era esperto), Rapunzel presenta infatti tutti i temi e le figure cardine del suo genere, con una ricerca del classico talmente smaccata da non poter non essere voluta. La principessa perduta, la residenza nascosta nel bosco, i numeri musicali corali comici, le scene romantiche nel lago illuminate da piccole luci, i fuochi d’artificio, le spalle comiche, l’eroismo scanzonato e via elencando sono il legame con la tradizione ma la verà novità sono il modo in cui questi elementi sono correlati e le relazioni che li legano.
Rapunzel attende l’uomo ma non perchè la salvi, le serve solo qualcuno che la scorti in un mondo che non conosce. La principessa perduta si salverà come sempre, ma da sola. Tutti gli altri, dalle spalle comiche fino a quello che dovrebbe essere l’eroe, sono aiutanti. Eppure, da vera ragazza moderna, per fare questo non rinuncia alla sua femminilità nè ad un approccio femminile al mondo (che da reclusa è l’unico che conosce). Rapunzel non è un eroe maschiaccio (anzi!) nè aspira a nulla di diverso rispetto alle principesse del passato. È una ragazza che si muove in un universo in cui gli ostacoli che le si frappongono sono prettamente moderni.
A tenere Rapunzel intrappolata nella torre infatti non è un vincolo fisico, potrebbe uscire quando vorrebbe se non fosse tenuta in scacco dalla paura instillatale fin dalla più tenera età dalla matrigna e dal ricatto sentimentale di quella che, fingendosi sua madre, professa un amore sconfinato nei suoi confronti. E proprio qui, nella sincerità e nella forza con cui questo finto amore è mostrato, il film dimostra una maturità superiore alla media. Il rapporto madre/figlia subito da Rapunzel è fondato su un continuo sminuimento, su insulti mascherati da scherzi e sul rinfaccio di un amore solo sbandierato e mai dimostrato, perchè non esiste. Il massimo del male ben mascherato dietro il massimo del bene. Si tratta di dialettiche che al cinema abbiamo visto solo nei migliori e più duri film drammatici e che qui sono perfettamente tradotte per l’universo infantile, senza cioè mai cedere un passo sul piano della godibilità o della leggerezza.
Si vede insomma come a 4 anni dalla fusione Disney/Pixar la seconda abbia cominciato finalmente ad influenzare la prima (alla sceneggiatura c’è uno degli autori di Cars) e non solo nel campo della perizia tecnica. Sebbene infatti il character design della principessa sia talmente azzeccato da consegnarla immediatamente alla storia delle migliori eroine Disney e i movimenti facciali dei personaggi consentano una "recitazione" superiore alla media (si veda la profondità con cui un solo sguardo del servo annuncia alla coppia reale il ritrovamente della figlia perduta), è però l’approccio moderno agli archetipi narrativi e la capacità di svolgerli in un racconto sufficientemente canonico da risultare classico (eppure anche sufficientemente autentico da parlarci dei rapporti familiari moderni) a svelare la longa mano di John Lasseter.

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