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Il discorso del re


Informazioni

Uscita: 0011
Nazionalità: Gran Bretagna, Australia
Genere: Biografico
Durata: 120'
Audio: Stereo

Bambini accompagnati Bambini accompagnati


Cast: Jennifer Ehle Geoffrey Rush Guy Pearce Anthony Andrews Michael Gambon

Approfondimenti

informazioni

IL DISCORSO DEL RE

Duca di York e secondogenito di re Giorgio V, Bertie è afflitto dall’infanzia da una grave forma di balbuzie che gli aliena la considerazione del padre, il favore della corte e l’affetto del popolo inglese. Figlio di un padre anaffettivo e padre affettuoso di Elisabetta (futura Elisabetta II) e Margaret, Bertie è costretto suo malgrado a parlare in pubblico e dentro i microfoni della radio, medium di successo degli anni Trenta. Sostituito il corpo con la viva voce, il Duca di York deve rieducare la balbuzie, buttare fuori le parole e trovare una voce. Lo soccorrono la devozione di Lady Lyon, sua premurosa consorte, e le tecniche poco convenzionali di Lionel Logue, logopedista di origine australiana. Tra spasmi, rilassamenti muscolari, tempi di uscita e articolazioni più o meno perfette, Bertie scalzerà il fratello “regneggiante”, salirà al trono col nome di Giorgio VI e troverà la corretta fonazione dentro il suo discorso più bello. Quello che ispirerà la sua nazione guidandola contro la Germania nazista.

Dopo aver raccontato la storia della Rivoluzione americana in nove ore, dentro una mini-serie e attraverso gli occhi del secondo presidente degli States (John Adams), Tom Hooper volge lo sguardo verso il vecchio continente, colto in tribolazione e alla vigilia del Secondo Conflitto Mondiale. Al centro del palcoscenico la cronaca del malinconico e addolorato Duca di York, figlio secondogenito dell’energico Giorgio V, inchiodato dalla balbuzie e da una complessata inferiorità di fronte allo spigliato fratello maggiore David. Crogiolo d’angoscia (im)medicabile e di squilibri emotivi sono quelle esitazioni, quei prolungamenti di suoni, quei continui blocchi silenti che impediscono a Bertie di esprimersi adeguatamente, ingenerando una sensazione di impotenza.
Il regista britannico si concentra sul vissuto interno del protagonista, rivelando le conseguenze emotive del disagio nel parlato ai tempi della radio e in assenza del visivo. Il discorso del re non si limita però a drammatizzare la stagione di vita più rilevante del nobile York e relaziona un profilo biografico di verità con un contesto storico drammatico e dentro l’Europa dei totalitarismi, prossima alle intemperanze strumentali e propagandistiche di Adolf Hitler. Non sfugge al re sensibile di Colin Firth e alla regia colta di Hooper l’abile oratoria del Führer, che intuì precocemente le strategie di negoziazione tra ascoltatore e (s)oggetto sonoro, il primo impegnato nel tentativo di ricostruire l’immagine della voce priva di corpo, il secondo istituendo un rapporto di credibilità se non addirittura di fede con la voce dall’altoparlante.
Se il mondo precipitava nell’abisso non era tempo di guardare al mondo con paura, soprattutto per un sovrano. Bertie, incoronato Giorgio VI, doveva ricucire dentro di sé il filo interrotto della relazione con l’altro, affrontando il suo popolo dietro al microfono e l’immaginario radiofonico. Fu un illuminato e poco allineato logopedista australiano a correggere il “mal di voce” di un re che voleva imporsi al silenzio. Lionel Logue sostituì col metodo il protocollo di corte, educando la balbuzie del suo blasonato allievo e incoraggiandolo a costruire la propria autostima, a riprendere il controllo della propria vita e a vincere prima la guerra con le parole e poi quella con le potenze dell’Asse.
A guadagnare la fluenza e a prendersi la parola è il ‘regale’ protagonista di Colin Firth, impeccabile nell’articolare legato, solenne nella riproposta plastico-fisica del suo sovrano e appropriato nell’interpretazione di un re che ‘ingessa’ emozioni e corporeità nel rispetto rigoroso della disciplina. Dietro al ‘re’ c’è l’incanto eccentrico di Geoffrey Rush, portatore di una “luccicanza” che brilla, rivelando la bellezza della musica (Shine) o quella di un uomo finalmente libero dalla paura di comunicare. Lunga vita al re (e al suo garbato precettore dell’eloquio).

La vera storia di Giorgio VI è su History Channel!

In programmazione


Il discorso del re


Dopo la morte del padre Giorgio V (1865-1936) e la scandalosa e obbligata abdicazione del fratello Edoardo VIII (1894-1972) che sposa la divorziata, borghese americana Wallis Simpson, il duca di York Albert detto Bertie sale riluttante sul trono col nome di Giorgio VI (1895-1952). Scritto da David Seidler _ che ne aveva già fatto una pièce teatrale _ e diretto da un regista televisivo, ne è uscito un film premiatissimo. Spettacolare nella struttura, con ammirevole sottigliezza psicologica nel disegno dei personaggi, è un'opera complessa nei temi, svariante nei toni fra dramma e commedia, tra tenerezza e soprassalti epici, raffinata nell'apparato figurativo, recitata da attori bravissimi con un Firth straordinario. Il suo asse portante è il difficile rapporto e poi l'amicizia tra Bertie/Giorgio VI e Lionel Logue, eccentrico logopedista che lo aiuta a vincere la paura, fonte principale sin dall'infanzia della balbuzie. Per capire il film _ e il punto di vista di Seidler e Hooper _ conta il dialogo tra il balbettante e suo padre: "Non siamo una famiglia _ gli dice _ ma una ditta". I Windsor sono da secoli in affari nel ramo monarchia, e vogliono restarci. Perciò è indispensabile saper parlare con gli altri, col popolo. 12 candidature e 4 Oscar: miglior film, miglior attore protagonista, miglior regia e miglior sceneggiatura originale.


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