Il bambino con il pigiama a righe


Informazioni

Uscita: 2008
Nazionalità: USA
Genere: Drammatico
Durata: 100'
Audio: Stereo

Bambini accompagnati Bambini accompagnati

Regia: Mark Herman
Cast: Richard Johnson David Thewlis Sheila Hancock Vera Farmiga David Hayman

Approfondimenti

informazioni


Berlino, anni Quaranta. Bruno è un bambino di otto anni con larghi occhi chiari e una passione sconfinata per l’avventura, che divora nei suoi romanzi e condivide coi compagni di scuola. Il padre di Bruno, ufficiale nazista, viene promosso e trasferito con la famiglia in campagna. La nuova residenza è ubicata a poca distanza da un campo di concentramento in cui si pratica l’eliminazione sistematica degli ebrei. Bruno, costretto ad una noiosa e solitaria cattività dentro il giardino della villa, trova una via di fuga per esplorare il territorio. Oltre il bosco e al di là di una barriera di filo spinato elettrificato incontra Shmuel, un bambino ebreo affamato di cibo e di affetto. Sfidando l’autorità materna e l’odio insensato indotto dal padre e dal suo tutore, Bruno intenderà (soltanto) il suo cuore e supererà le recinzioni razziali.


La drammaticità della Shoah, di un inferno voluto dagli uomini per gli uomini, è inarrivabile e di fatto non rappresentabile ma questo non ha impedito al cinema di provare e riprovare a misurarsi con quella tragedia. L’approccio cinematografico di Mark Herman, regista e sceneggiatore, è diretto e il punto di vista assunto è quello di un bambino, figlio di un gerarca nazista, la cui innocenza (davanti all’orrore) trova corrispondenza soltanto in Shmuel, coetaneo internato all’inferno. A differenza di La vita è bella e di Train de vie, Il bambino con il pigiama a righe non è una favola dove ognuno ha un proprio e preciso ruolo, al contrario nel film di Herman i due universi, quello del Bene e quello del Male, si lambiscono fino a confondersi e a sconvolgersi. Nel Bambino col pigiama a righe è l’inadeguatezza e la debolezza degli adulti, anche di quelli buoni, a obbligare i bambini a prendere in mano il proprio destino e a determinarlo. I padri e le madri non fanno “magie” come il Guido Orefice di Benigni e il Male che li circonda finisce per inghiottire i loro figli e renderli all’improvviso consapevoli. Il regista inglese è abile a evitare gli stereotipi della storia “cattiva” e della contrapposizione tra infanzia idealizzata e abiezioni del mondo adulto, analizzando la durezza di un’epoca (la Germania nazionalsocialista) e di un’età (l’infanzia).

Muovendosi tra trappole d’apparenza ed eludendo clichè, sentimentalismi e scene madri, Herman mette in scena le ingiustizie e i rapporti di forza che si definiscono già nell’età più verde. Attraverso il minimalismo di episodi quotidiani, immersi nella severità dei colori freddi, Il bambino col pigiama a righe svolge la memoria, rivisitandola con soluzioni e libertà che rendono la storia intollerabile e lancinante. Per questa ragione, l’autore “chiude la porta” sulla camera a gas, interponendo fra gli spettatori e il volto della Medusa la pietas di un narrare artistico che consenta di guardarla senza soccombere impietriti, atterriti. Tratto dal romanzo omonimo dell’irlandese John Boyne, Il bambino con il pigiama a righe è un film evocativo di un’epoca nera e tragica, rivista attraverso la psicologia di un’amicizia infantile e di una (pre)matura scelta di campo, complicate da una realtà storica di discriminazioni e di selezioni razziali. Immagini che richiamano per tutti la necessità di frequentare (sempre) la Memoria e di non considerare mai risarcito il debito con il nostro passato.

In programmazione


Il bambino con il pigiama a righe


Berlino, anni '40. Figlio di un ufficiale nazista nominato nuovo direttore di un campo di concentramento, Bruno, 8 anni, si trasferisce con la famiglia nella nuova casa, una villa fuori città, ignaro del fatto che l'alta recinzione che circonda il giardino è la separazione dalla barriera di filo spinato che circonda il lager. Bruno si annoia e in cerca di novità trova un passaggio segreto che lo mette in contatto con Shmuel, un coetaneo ebreo rinchiuso nel campo. Fanno amicizia, di nascosto dagli adulti, e nessuno dei due conosce né capisce la condizione dell'altro. Tratto dal romanzo omonimo dell'irlandese John Boyne, non è una favola drammatica, e il terribile finale arriva come un pugno nella stomaco e lascia sgomenti. È un film coraggioso e durissimo sull'Olocausto, non consolatorio e senza lieta fine, visto e narrato da un punto di vista molto particolare: da quello di due bambini "puri" da ogni forma di condizionamento sociale e familiare, un ariano e un ebreo che non sanno ancora nulla di razzismo, di odio, di sterminio, di forni. È un film istruttivo, adatto ai ragazzi e consigliabile alle rassegne scolastiche.AUTORE LETTERARIO: John Boyne



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